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California

California

2015-2018


Testo critico di Paola Guendalini

La luce da occidente accende le ombre:

La fotografia come stampa

Fotografia,un’austera e folgorante poesia del vero.
Ansel Adams

Proprio in questo istante, mentre state leggendo, si stanno scattando più fotografie di quante l’umanità ne abbia prodotte dal 1800. Consapevole di ciò un professionista non può far altro che interrogarsi su cosa sia oggi la fotografia. Samuele Mancini ce lo spiega attraverso un viaggio in bianco e nero sulle coste della California dove potenti paesaggi vengono spogliati del colore per essere colti nella loro essenza più selvaggia.

Furiosa, straripante e magicamente inesplorata la California di Mancini vede la luce nel 2015, quando l’autore viaggia per la prima volta in America e decide di confrontarsi col celebre paesaggista e stampatore californiano Ansel Adams. L’impostazione del lavoro e la scelta stilistica di un certo tipo di bianco e nero suggeriscono subito l’incontro tra il maestro e l’allievo ma soprattutto offrono la possibilità di parlare di uno dei più centrali aspetti del linguaggio fotografico: la fotografia-come-stampa.

Ancora una volta: che cos’è la stampa oggi? Se ci chiedessimo cosa succede dopo il fatidico “click” che crea lo scatto scopriremo l’importanza essenziale di tutto il flusso di lavoro creativo e tecnico che precede la stampa finale, cioè di quanto lavoro ci sia per rendere vero e fissare su carta ciò che abbiamo visto attraverso l’obbiettivo e prima ancora, quello che abbiamo immaginato.

Le immagini di California sono state pensate già in fase di scatto per essere tradotte su stampa e questi due aspetti non possono essere separati” spiega Mancini. Tutta la serie infatti sembra suggerire un vero inno alla stampa e al ruolo essenziale dello stampatore, troppo spesso invisibile agli occhi dei media e dei fruitori di mostre fotografiche.

Nel suo profilo di fotografo e stampatore, l’autore ci ricorda a gran voce che ancora oggi come ieri fare Fotografia non significa altro che dedicare tutti i propri sforzi nella fase di traduzione su carta di quella “austera e folgorante poesia del vero” di cui parlava lo stesso Adams. Di come quindi, in altre parole, il flusso creativo peculiare al linguaggio fotografico non sia cambiato dal suo passato analogico.

È innegabile che la rivoluzione digitale abbia arricchito enormemente il ventaglio di possibilità creative ma è altrettanto chiaro quanto la moderna velocità e accessibilità allo scatto esponga al pericoloso rischio di dimenticare gli insegnamenti del passato più classico.

La serie “CALIFORNIA” di Samuele Mancini ci offre un primo ponte fra passato e presente, attraverso un segno di continuità e non di rottura. Il secondo è quello rivolto verso il suo maestro elettivo Ansel Adams che l’autore attraversa accettando il rischio di perdere se stesso ma allo stesso tempo dandoci la possibilità di scoprire una California nuova, che grida una luce viva mai vista prima.

Paola Guandalini
Università degli Studi di Siena – Storia dell’Arte